Chiamami col mio nome
Sto leggendo una fantastica trilogia di Italo Calvino intitolata I nostri antenati. Composta dai romanzi: Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). Ogni libro ha un protagonista molto particolare, e la scrittura raffinata, ironica e umoristica dell'autore mi ha ispirato a scrivere qualcosa sui miei antenati. Ho cominciato con uno di miei personaggi familiari favoriti.
Non ho conosciuto la mia bisnona, lei è scomparsa prima che io nascessi. Ma è stata sempre una figura mitica nelle storie della famiglia. La sua forte personalità ed il suo buon carattere erano temi ricorrenti quando mio nonno mi raccontava della suocera. Alcune di queste storie erano così insolite e divertenti che potevano facilmente appartenere all'universo fantastico di García Márquez.
Le mie zie mi raccontavano spesso che lei aveva un cuore piccolo, veramente
stretto, perché c'erano pochissime persone dentro. Il suo affetto e stima erano
per pochi, circa due o ter nipoti. Questi pochi fortunati erano trattati con deferenza. E
lei non si curava di nascondere i suoi favoriti.
Ma secondo me, la sua caratteristica più particolare era che lei non
tornava mai su suoi passi. Specialmente dopo aver preso una decisione, non
importava quale fosse. Il caso era chiuso.
Dopo il matrimonio, il mio bisnonno le ha gentilmente chiesto di non
chiamarlo ne signore ne marito. Ora erano sposati e fra loro non c'era bisogno di nessuna formalità. Questo la fece infuriare così tanto, ma tanto, che giurò di
non pronunciare mai più il nome di suo marito.
E lei ha mantenuto la promessa fino alla fine della sua vita. Ogni
volta che aveva bisogno di chiamare il suo compagno, non usava nessun vocativo.
Il nome João non è mai stato pronunciato da lei un´altra volta.

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